Sei affascinato dal Giappone, la sua cultura e la sua lingua, così complessa e diversa dalla nostra?
Magari vorresti iniziare a impararla o vorresti scoprire degli aspetti del giapponese che ancora non conosci… in questo caso, sei nel posto giusto!
Io sono Irene, studio giapponese da più di sette anni e in questo articolo scopriamo insieme 5 curiosità sul giapponese che tutti dovrebbero conoscere!
Indice
I kanji
La lingua giapponese utilizza tre sistemi di scrittura: gli alfabeti sillabici hiragana e katakana, e i kanji.
I kanji sono caratteri cinesi che sono stati adottati nella lingua giapponese molti secoli fa. Questi caratteri rappresentano concetti e idee piuttosto che suoni, il che li rende unici rispetto, appunto, agli alfabeti hiragana e katakana.
Ogni kanji può essere composto da uno o più tratti, chiamati “radicali”, che sono gli elementi di base che compongono il carattere. I radicali sono come mattoni fondamentali che si combinano per creare un’infinità di kanji, ognuno con il suo significato e la sua lettura unica.
Ci sono oltre 200 radicali comuni, ciascuno con il suo significato e la sua funzione. Alcuni radicali indicano concetti come “acqua” o “fuoco”, mentre altri rappresentano parti del corpo o oggetti comuni. Ad esempio, il radicale “木” (albero) è presente in molti kanji che riguardano gli alberi o il legno, come “森” (mori, bosco) o “材” (zai, materiale). Imparare i radicali è fondamentale per comprendere la struttura e il significato dei kanji, e può facilitare notevolmente il processo di memorizzazione.
Un altro aspetto affascinante dei kanji è che ciascuno di essi può avere più letture e significati, a volte anche molto diversi tra loro. Ad esempio, il kanji per “albero” 木 può essere letto come “ki” き o “moku” もく, a seconda del contesto. Imparare i kanji è una sfida, ma anche un’avventura che porta a grandi soddisfazioni!
La Struttura SOV: Soggetto, Oggetto, Verbo
Una delle caratteristiche più distintive della lingua giapponese è la sua struttura grammaticale SOV, che sta per Soggetto-Oggetto-Verbo.
Questo significa che il verbo di una frase giapponese di solito viene alla fine della frase, dopo il soggetto e l’oggetto. Ad esempio, la frase “Io mangio sushi” in giapponese sarebbe “Watashi wa sushi o tabemasu”, dove “watashi” è il soggetto (io), “sushi” è l’oggetto e “tabemasu” è il verbo (mangiare).
Questa struttura può risultare un po’ contorta per chi parla altre lingue, ma, una volta compresa, diventa immediato utilizzarla!
Assenza di Genere Maschile e Femminile
A differenza di molte lingue europee, il giapponese non ha una distinzione grammaticale tra genere maschile e femminile. Questo significa che non ci sono articoli o aggettivi che cambiano forma in base al genere del soggetto. Ad esempio, la parola “amico” (tomodachi) può essere usata indifferentemente per descrivere un amico maschio o femmina. Questo concetto di genere neutro si estende anche ad altre parti del discorso, come i pronomi personali e i sostantivi.
Questa mancanza di genere grammaticale rende la lingua giapponese più flessibile. Tuttavia, diventa importante il contesto in cui si trova uno specifico termine o viene espressa una frase, al fine di comprenderne la giusta sfumatura di significato: in quel contesto tomodachi vuol dire “amico” o amica”?
Possiamo creare tutti i tipi di associazioni possibili, non importa se non sono sensate o verosimili.
Non esistono gli articoli!
Un’altra caratteristica interessante della lingua giapponese è l’assenza di articoli definiti e indefiniti. A differenza di molte lingue europee che utilizzano articoli come “il”, “la”, “un” e “una”, il giapponese non li ha affatto. Questo significa che non c’è bisogno di preoccuparsi di concordanza di genere o numero con gli articoli, rendendo la struttura delle frasi più diretta e semplice.
Ad esempio, mentre in inglese diremmo “Ho visto un gatto”, in giapponese sarebbe semplicemente “Neko o mimashita” (gatto ho visto). Questa mancanza di articoli semplifica notevolmente la costruzione delle frasi e può essere un sollievo per chi è abituato a lingue che richiedono la concordanza degli articoli.
Anche se può sembrare una differenza minore, l’assenza di articoli ha un impatto significativo sulla struttura e sulla fluidità della lingua giapponese.
Gli Onorifici
Gli onorifici sono parte integrante della lingua giapponese e giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione quotidiana.
Gli onorifici sono prefissi o suffissi che vengono aggiunti ai nomi o ai pronomi per indicare rispetto, cortesia o familiarità nei confronti del destinatario. Ad esempio, il suffisso “-san” viene aggiunto ai nomi per indicare rispetto nei confronti di qualcuno.
“Sensei” viene usato per indicare rispetto verso un insegnante, mentre “chan” o “kun” possono indicare familiarità o affetto verso una persona. Imparare a usare gli onorifici correttamente è essenziale per navigare efficacemente nelle interazioni sociali giapponesi e dimostrare rispetto per gli altri.
Un uso improprio degli onorifici potrebbe essere considerato irrispettoso o offensivo, mentre un utilizzo corretto può contribuire a creare un clima di cortesia e rispetto reciproco.
Conclusioni
La lingua giapponese è una ricca fonte di sorprese e curiosità che riflettono la storia, la cultura e le tradizioni del Giappone. Dai complessi kanji alla struttura grammaticale SOV, dall’assenza di genere all’importanza degli onorifici, esplorare la lingua giapponese è davvero affascinante!
Che tu sia un principiante o già studi la lingua da anni, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e scoprire su questa lingua. In questo articolo abbiamo parlato solo di 5 curiosità interessanti, ma se vuoi scoprire altri punti importanti del giapponese, chiedimi una lezione di giapponese insieme!